I femminielli e la Madonna: dove si celebra ogni anno la bellezza della diversità fra celebrazioni sacre e riti pagani

Ogni anno, il 2 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la Candelora. La festa, introdotta da Papa Gelasio I intorno al 495, festeggia la presentazione di Maria al tempio dopo la quarantena successiva al parto.

La festa però, come quasi tutte le celebrazioni religiose cristiane, ha origine in celebrazioni pagane che con gli anni sono state modificate e adattate ai nuovi usi e costumi. A Ospedaletto d’Alpinolo, un paesino di poco più di duemila abitanti in provincia di Avellino, però ci sono delle tradizioni che derivano proprio da quelle tradizioni pagane e che non sono state scalfite dalla moralità del cristianesimo.

Questa è la storia della juta dei femminielli al santuario della Madonna di Montevergine, che qui viene chiamata con affetto la Mamma Schiavona.

Il mito di Cibele, di Agdistis e di Attis

Dove oggi sorge il Santuario della Madonna di Montevergine, che ogni anno richiama oltre un milione e mezzo di pellegrini, un tempo sorgeva il tempio dedicato a Cibele.

Cibele era una divinità pagana anatolica ambivalente, simbolo di nascita e morte, di forza creatrice e distruttrice della natura. Nel corso degli anni venne assorbita dalla cultura greca e in seguito da quella romana, ma è proprio grazie alla sua presenza in questa terra che oggi il luogo ha un’importanza così forte per la comunità LGBTQ+ italiana.

Secondo una leggenda, Zeus era follemente innamorato di Cibele e una notte mentre cercava disperatamente di accoppiarsi con la dea, dello sperma finì su una pietra generando il dio ermafrodito  malvagio e violento Agdistis. 

Dioniso, esasperato dalle malefatte di Agdistis si vendicò: fece ubriacare Agdistis, lo appena su un albero di pino per i genitali e lo evirò. Il dio ermafrodito morì dissanguato, ma da quel sangue nacque un melograno che fece rimanere incinta la ninfa Nana che viveva nel vicino fiume Sangario. 

Dal sangue di Agdistis e dalla ninfa del Sangario nacque così Attis, il grande amore turbolento di Cibele. Attis tradì Cibele che, con il suo sguardo onnipotente e onnipresente ,lo sorvegliava dall’alto dal suo carro trainato da leoni. Fu così che un giorno, Cibele colse Attis con un’altra donna e per punizione fece morire la donna, Attis, pieno di dolore, allora decise di mutilarsi i genitali per non cedere ai ricatti sessuali di Cibele, e quest’ultima affranta e dispiaciuta per l’accaduto accettò semplicemente di averlo come suo servo personale.

Cibele era molto venerata, e lo scrittore latino Catullo ci racconta di come durante l’equinozio di primavera, i sacerdoti della dea chiamati Coribanti celebravano la dea suonando tamburi accompagnate da danze sfrenate e orgiastiche e durante la cerimonia arrivano a  evirarsi con pietre appuntite. Catullo infatti descrive i Coribanti come eunuchi che arrivavano al tempio da uomini, e discendevano dal monte vestiti da donna.

Da Cibele alla Dea Februa arrivando alla Candelora

Nel mondo romano, la celebrazione della dea Cibela riscontra un parallelismo però con quella della Dea Februa, dea della purificazione di origine etrusca venerata dai romani e assimilata a Giunone.

Febbraio a Roma era dedicato alla dea Februa e si festeggiava con processioni con fiaccole e candele, un rito che serviva a purificarsi e a cui ci si sottopone per avere il dono della fertilità sia per la terra che per la donna.

Questo rito, legato alla rinascita e alla purificazione è stato quindi poi preso in prestito e adattato dalla Chiesa con l’odierna Candelora, momento che segna la presentazione di Maria al tempio dopo la quarantena successiva al parto e che si festeggia con l’accensione delle candele.

Dal Tempio di Cibele al Santuario di Montevergine

L’affermarsi del Cristianesimo, come sappiamo, portò la Chiesa a debellare ogni rito pagano allora in uso assimilandolo e facendolo proprio.  Fu così che nel 685 San Vitaliano, Vescovo di Capua, fece costruire una chiesa in onore di Maria dove c’erano i resti del tempio pagano della dea Cibele.

Il Santuario iniziò a prosperare e diventare famoso in tutta Italia ma mai quanto nel 1256, quando la Madonna del Santuario salvò una coppia di ragazzi gay.

La leggenda racconta che due giovani, scoperti durante un rapporto sessuale, furono scacciati dal loro paese, legati ad un albero di pino dei boschi vicino al santuario e lasciati li a morire. Ma la Madonna però ebbe pietà di loro e li salvò da morte certa, diventando la Madonna che tutto può e tutto perdona. 

La Candelora oggi e la juta dei femminielli

Proprio grazie a quello che in tanti chiamano miracolo, ogni anno il giorno della Candelora (il 2 febbraio) viene festeggiato e onorato al suono di tammorre, nacchere, canti e abiti colorati il rito della juta dei femminielli, ovvero il pellegrinaggio verso Montevergine.

Un pellegrinaggio che uomini e donne trans da tutta Italia e soprattutto dalla Campania compiono ogni anno. Alla fine del lungo percorso lungo il monte che conduce al Santuario si festeggia cantando, ballando e infine accendo una candela e pregando la Madonna al fine di ottenere protezione e felicità.

Una celebrazione dalle origini antichissime ma che è ben radicata e legata a oggi, tanto che Ospedaletto d’Alpinolo è un vero paesino simbolo di accoglienza per le persone trans e per chiunque faccia parte della comunità LGBTQ+. 

Credit foto: Foto di Cibele: This file is licensed under the Creative Commons Attribution 3.0 Unported. Attribution: Xinstalker at Italian Wikipedia