Storia della figliata dei femminielli: un rito popolare antico che si perde nella notte dei tempi

Quella portata avanti dai femminielli è una tradizione antichissima radicata nella cultura campana e portata avanti con orgoglio anche oggi da tante persone. 

Nella cultura popolare napoletana, il femminiello o femminella è una figura molto importante e in questo articolo vedremo insieme come si svolge la famosa figliata dei femminielli, quale è la sua storia e in che modo ha influenzato il cinema.

Come si svolge la figliata dei femminielli?

A spiegare bene come si svolge questo antico rituale è Curzio Malaparte in “La Pelle” in cui scrive:

“Il femminiello in posizione supina, simulava le doglie del parto accerchiato da altri Femminielli che accompagnavano la recita con lamenti e litanie secondo le tecniche del taluorno (accompagnamento vocale)  e del trivolo battuto(dolore picchiato, cioè una cantilena tipica della veglia funebre in cui si oscilla il capo avanti e indietro colpendo le proprie guance con le mani.) Il frutto del parto era talvolta una bambola o più frequentemente un fallo di dimensioni spropositate e veniva festeggiato con babà e Vermouth offerti con grande gioia dalle donne presenti in sala. La scena, che poteva durare anche diverse ore proprio come un reale travaglio, veniva spesso coperta da un telo, in quanto, secondo la tradizione, era più importante sentire che vedere”.

Curzio Malaparte, La Pelle

Il femminiello quindi sdraiato sul letto, simula le doglie del parto con gesti e lamenti. I presenti, raccolti intorno al letto eseguono un lamento rituale che spesso è una cantilena tipica delle veglia funebri. La figliata è finita quando viene esposto il nuovo arrivato che  in genere è un bambolotto con un fallo enorme, simbolo di fertilità. 

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La pelle
  • Malaparte, Curzio (Author)

Gli spettatori assistono a tutta la scena del parto attraverso un velo che da all’intero rito un aspetto ancora più magico e misterioso.

Storia della figliata dei femminielli

La nascita del rito della figliata dei femminielli, inteso come rito di fecondità, si perde nella notte dei tempi. Un rito che in Campania, e più precisamente a Torre del Greco, in provincia di Napoli, si svolge da secoli.

La derivazione, come anche quella della famosa Juta dei Femminielli che si svolge durante il giorno della Candelora (il 2 febbraio) è da rintracciare al culto di Cibele, la Grande Madre, e del dio Attis, i cui sacerdoti evirati erano soliti emulare il parto come rito di fecondità.

La figliata dei femminielli nella cultura cinematografica

La scena oggi più famosa della figliata dei femminielli è sicuramente quella messa in scena da Ferzan Ozpetek all’inizio di Napoli Velata. Qui un bravissimo Peppe Barra, attore di teatro, è il cerimoniere del rito e tutto intorno la famosa scena del parto.

“Ssshhh! Zitti! Silenzio! Questa è ‘na storia antica. Anzi, eterna. Da quann’ è nato il mondo le cose so’ iut semp’ accussì.”

Peppe Barra, Napoli Velata – Ferzan Ozpetek

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Altro film in cui è presente è nel film della regista Liliana Cavani del 1981 tratto dall’omonimo libro di Curzio Malaparte “La Pelle”. Nel film, con Mastroianni e la Cardinale, viene messa in scena la figliata al cui termine viene esposto una bambola di legno con un grosso fallo che ricorda i tanti quadri di Priapo, divinità greca e romana a cui sono dedicati tanti mosaici a Pompei.