La storia segreta dell’Egitto gay che è andata persa nel tempo

L’Egitto è avvolto da mille misteri e la storia antica è ricca di leggende e miti che ci possono aiutare a capire quanta libertà ci fosse nell’Antico Egitto.

Se adesso in Egitto l’omosessualità è un reato e la comunità LGBTQ è in forte pericolo, nei secoli dei grandi faraoni la situazione era ben diversa.

Nell’antico Egitto l’omosessualità era accettata?

Non è del tutto chiaro se l’omosessualità in Egitto fosse completamente accettata, ma quello che è certo è che esistono e sono stati scoperti tanti documenti che ci fanno pensare che l’omosessualità fosse un aspetto quotidiano nella società.

Se i documenti del passato non menzionano mai l’omosessualità, ci sono invece tanti ritrovamenti, come tombe e cimeli, che accertano come fossero comuni storie di amore gay nell’antico Egitto.

A questo si aggiungono i libri di Talmudic, una raccolta di libri sacri alla base dell’ebraismo, nei quali si parla proprio di come nell’antico Egitto ci fosse una società molto liberale dal punto di vista sessuale e di stile di vita, al punto da essere criticata. In questi libri viene descritta la pratica di molte donne di avere un numero svariato di mariti, oltre che alla presenza del lesbismo definito appunto come “qualcosa di egiziano”. 

L’antica storia segreta dell’Egitto gay

In Egitto ogni giorno vengono scoperti nuovi siti storici e a volte questi ritrovamenti sono una bella sorpresa per chi è a caccia di tracce gay nella cultura dell’antico Egitto. Tra tombe di amanti e antiche leggende, ecco la storia gay egiziana che difficilmente verrà raccontata dalle guide e dai libri di storia.

La tomba di Nyankh-khnum e Khnum-hotep

Il miglior caso che ci parla di omosessualità nell’antico Egitto è la tomba dei due alti ufficiali Nyankh-khnum e Khnum-hotep. Entrambi gli uomini, vissuti fra il 2494–2345 a.c., lavoravano per conto del faraone Niuserre ed entrambi avevano mogli e figli, ma stranamente furono seppelliti insieme nella stessa tomba. Potrebbe essere una bellissima storia di amicizia se non fosse che i dipinti sulle pareti mostrano i due uomini molto vicini tra loro, e in alcune scene con il naso a naso. Sfregare il naso in Egitto era sinonimo dell’attuale bacio e questa fu presa come evidenza che i due uomini avessero una relazione e che questa relazione fosse ben accettata dalla società. 

Gender bender al Museo Egizio

Tra le teche impolverate e i tesori egizi di inestimabile valore, proprio accanto a uno dei pezzi più importanti del Museo Egizio del Cairo, si trova una delle statue più controverse del museo. È la statua del Re Amenhotep IV, si trova nella stanza numero 3.

Il colosso mostra il Re nella posa tradizionale, con le braccia incrociate e gli scettri del potere. Ma quello che attrae l’attenzione è il modo in cui è stato rappresentato.

La statua è stata realizzata mescolando insieme tratti maschili e femminili, per poter creare la forma perfetta del Re che in questo modo poteva rappresentare tutta l’umanità, sia maschile che femminile. Chi l’avrebbe mai detto di trovare un po’ di gender bender al Cairo.

L’amore del Re Pepi II e il suo Ufficiale

Una storia molto conosciuta è quella del Re Pepi II e della sua storia d’amore gay clandestina. Scoperta grazie ad alcuni papiri, il racconto narra di un uomo che cercava di ricevere un’udienza dal Re Pepi II per lamentarsi di diverse situazioni per lui molto importanti. Il Re Pepi II però non era molto interessato e faceva in modo, a ogni udienza, di non ascoltare quest’uomo.

L’uomo, molto adirato, decise di far seguire il Re per capire come intercettarlo, ma venne fuori una storia totalmente inaspettata. Il Re Pepi II si recava ogni notte dall’alto ufficiale Sasenet dove ogni sera ci rimaneva per diverse ore. Nel papiro viene raccontata questa storia utilizzando queste parole: “il Re si recava alla casa di Sasanet il quale faceva tutto quello che il Re desiderava”. Questa espressione era l’espressione utilizzata per descrivere delle situazioni che implicavano il sesso. 

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